BELGIO:
VITTORIA SOCIALISTA IN SALSA BILINGUE
FELICE
BESOSTRI
Stupenda
vittoria socialista alle elezioni legislative belghe di domenica 18
maggio.
L’aggettivo
stupenda non è stato scelto a caso, perché questa vittoria non è
importante soltanto in termini di voti e seggi, ma premia anche una
fortissima etica della responsabilità dei socialisti a fronte di fenomeni
come la guerra, il razzismo e la xenofobia.
Il
messaggio belga è un messaggio di conforto sull’attualità del pensiero
e dei valori socialisti.
Ultimo
dato da segnalare il socialismo belga sembrava spacciato dopo la divisione
etnica e gli scandali che avevano travolto personaggi di primo piano in
storie sordide non solo di tangenti, ma addirittura di omicidi, per non
parlare del tentativo di infangare l’esponente socialista, Di Rupo nelle
vicende dell’assassino di bambine Dutreaux.
Il
PS francofono conquista 6 seggi in più alla Camera, conquistando quasi 3
punti percentuali (da 10,2 a 13%) e affermandosi con il 36,4% come primo
partito della Vallonia e con il 24,6% come secondo partito della Regione
di Bruxelles.
Lo
SP fiammingo, grazie anche all’alleanza con una nuova formazione,
SPIRIT, ha risultati ancora maggiori conquistando 9 seggi in più ed
incrementando la propria percentuale dal 9,5 al 14,9% e affermandosi a
pari merito dei liberali del VLD, come il primo partito fiammingo,
distanziando sia gli ex Cristiani Popolari, ora CD-V (21,4%) che i
razzisti del Vlaams Blok (18,1%) che tutti davano in irresistibile ascesa.
Anche
i liberali, sia fiamminghi (VLD) che francofoni (MR), gli alleati di
governo dei socialisti, insieme con i verdi, hanno avuto un buon risultato
incrementando complessivamente di 8 seggi la loro rappresentanza alla
Camera ed affermandosi come il primo partito delle Fiandre e della Regione
di Bruxelles.
I
cristiano popolari fiamminghi (CD-V) e i cristiano sociali francofoni
(CDH) una volta il blocco di maggioranza relativa hanno contenuto le
perdite, perdendo 3 seggi (2 in Vallonia e 1 in Fiandra) e passando dal
14,1 al 13,3% nell’elettorato fiammingo e dal 5,9% al 5,5% in quello
francofono.
I
grandi sconfitti delle elezioni sono gli ecologisti, sia nella versione
francofona (ECOLO) che fiamminga (AGALEV).
Nelle
Fiandre perdono tutti i 9 seggi, riducendosi ad un terzo dei voti (dal 7
al 2,5%) e a Bruxelles e in Vallonia si attestano rispettivamente al 7,5%
e 9,4%, in confronto al 18,3% e 21,4% delle precedenti elezioni, perdendo
7 degli 11 seggi.
Questa
sconfitta poteva mettere in pericolo la maggioranza, che invece esce
rafforzata con 101 seggi rispetto ai 94 della precedente legislatura.
Al
Senato i risultati sono confermati, i socialisti guadagnano
complessivamente 5 seggi, passando da 8 a 13 (6 PS e 7 SP) e affermandosi
come il primo partito sia nel collegio francofono (34% rispetto al 32% del
MR), che in quello fiammingo o nederlandofono (24,9% contro il 24,8% del
VLD).
I
dati del Vlaams Blok restano preoccupanti, anche se la dinamica di
crescita appare rallentata, tuttavia guadagna 3 seggi alla Camera ed un
seggio al Senato, ma soprattutto con il 24,1% è il primo partito di
Anversa superando i socialisti (21,8%) ed i liberali con la stessa
percentuale.
E’
vero che il Vlaams Blok è aumentato, ma di poco più del 3% rispetto al
quasi raddoppio dei socialisti dal 12,8% al 21,8%, che ha compensato le
solite perdite dei Verdi (dal 12,9% al 4,5%) e l’affermazione di una
nuova lista fiamminga N-VA, che raggiunge quasi la stesse percentuale
(4,4%).
Tra
le nuove e/o piccole formazioni lo N-VA è l’unico che conquista un
seggio alla Camera.
Il
Belgio è un paese laboratorio, diverso come è dalla frontiera
linguistica, con la trasformazione da stato unitario a stato federale e
con la presenza di un partito anti-sistema come il Vlaams Blok.
Il
Belgio attuale può essere la prefigurazione di un’Italia da devolution,
anche se il radicamento del Vlaams Blok è più forte di quello della Lega
Nord, se consideriamo l’Italia Settentrionale nel suo complesso e non le
valli bergamasche, comasche e varesotte.
Il
Belgio ha concesso il diritto di voto alle elezioni amministrative a tutti
gli stranieri residenti.
Contro
questa legge il Vlaams Blok ha fatto la sua fortuna elettorale, ma gli
stranieri non sono andati a votare. Se lo facessero il Vlaams Blok sarebbe
irrimediabilmente sconfitto, invece trae profitto da formazioni come la
Lega Araba Europea di Anversa che per il suo fanatismo ed antisemitismo ha
rischiato di spostare verso l’estrema destra persino quote di elettorato
ebraico, come temeva Claude Marinower, esponente della Comunità israelita
e candidato liberale.
La
nascita dei partiti etnici tra gli immigrati con diritto di voto è un
fenomeno da tenere sotto osservazione, come dimostrato anche dalle
elezioni amministrative britanniche di questa primavera, dove hanno inciso
soprattutto nell’elettorato laburista delle grandi città industriali.
La
negatività di un tale fenomeno non è un meschino problema di concorrenza
elettorale, ma costituisce una sfida ai principi democratici di laicità
dello stato e di integrazione sociale.
La
laicità è l’unica risposta al fanatismo religioso ed una ragione in più
per sostenere un sistema educativo pubblico.
Se
passa il principio della privatizzazione confessionale della scuola, con
quali argomenti si potrà impedire agli integristi religiosi mussulmani di
aprire loro scuole?
Con
la vittoria socialista in Belgio sono già sette in Europa le vittorie
socialiste che si sono succedute, dalla Svezia alla Germania,
dall’Ungheria alla Repubblica Ceca, dalla Polonia alla Macedonia e
all’Austria, in quest’ultimo caso senza rovesciamento della coalizione
di governo.
Le
vittorie hanno ragioni locali e nazionali e la Sinistra italiana non può
sperare di trarne un automatico vantaggio, se non intraprende essa stessa
un processo di rinnovamento autentico dei programmi e di gruppo dirigente.
Per
tornare al Belgio, ora si apre un problema di leadership tra socialisti e
liberali, entrambi vincitori i primi in termini di voti popolari ed i
secondi in seggi e perciò tutti e due aspiranti all’incarico di formare
il nuovo governo.
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